Tempus non vincit omnia: la memoria di Teoderico, i racconti di un regno, mercoledì il secondo seminario sulla “convivenza separata” tra cattolici e ariani nell’Italia gota

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Mercoledì 25 marzo, alle 17, ai Musei Nazionali, si terrà la conferenza su “Re Teoderico, la Chiesa romana e la ‘convivenza separata’ tra cattolici e ariani nell’Italia gota” a cura del medievista Stefano Manganaro del dipartimento di Beni Culturali

Data:

23 Marzo 2026

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Mercoledì 25 marzo, alle 17, ai Musei Nazionali, si terrà la conferenza su “Re Teoderico, la Chiesa romana e la ‘convivenza separata’ tra cattolici e ariani nell’Italia gota” a cura del medievista Stefano Manganaro del dipartimento di Beni Culturali, con focus sull’intreccio tra politica, religione e cultura in relazione ai Goti.

Introdurranno l’incontro Andrea Sardo, direttore dei Musei Nazionali e Salvatore Cosentino, del dipartimento di Beni Culturali.

Si tratta del secondo appuntamento nell’ambito del ciclo di seminari dedicato alla memoria di re Teoderico Tempus non vincit omnia: la memoria di Teoderico, i racconti di un regno, che durerà per tutto il 2026. L’appuntamento fa parte del programma sulle «Celebrazioni Teodericiane» promosso dal Comune.

Nella letteratura scientifica del passato e ancora oggi nell’immaginario collettivo, l’identità civile degli Ostrogoti è stata spesso associata alla loro professione di cristianesimo ariano. Questa equazione è stata oggetto di una profonda revisione storiografica, che ha spinto a distinguere tanto le varie forme di ‘arianesimo’ ― ovvero le diverse posizioni teologiche con cui si affermava nella tarda antichità che il Figlio non era consustanziale al Padre ― quanto l’idea che ‘ariani’ fossero solo i Goti.

Lo stesso termine di ‘ariani’ compare nella documentazione storica con maggiore frequenza soltanto nella prima metà del VI secolo ovvero quando l’impero bizantino, sotto Giustiniano, è impegnato nella riconquista dell’Africa in mano ai Vandali e dell’Italia in mano agli Ostrogoti.

In questo contesto, l’uso del termine ‘ariano’ sembra essere impiegato dagli scrittori del tempo con un forte connotato polemico di sapore politico più che religioso.

 

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