Al via nel prossimo mese di febbraio il ciclo di conferenze Donne che traducono versi che rientra nell’ambito del progetto In cerca di guai. La rassegna è organizzata da Lisa Bentini, Barbara Domenichini, Luana Vacchi, in collaborazione con la biblioteca Classense.
Il programma del 2026 prevede la poesia di Szymborska, Sexton e Limón:
mercoledì 4 febbraio, Linda Del Sarto, “Tradurre una ferita: i versi giovanili di Szymborska”;
mercoledì 18 febbraio, Rosaria Lo Russo, “Io e Anne. Traduzione, performance, vocalità”;
mercoledì 25 febbraio, Marilena Renda, “Limón e le luminose cose morte”.
Gli incontri, gratuiti e aperti a tutti e tutte, si terranno in via Baccarini 5, nella sala Muratori, con inizio alle 17.30.
Donne che traducono versi continua poi sabato 21 marzo, giornata internazionale della poesia, alla Casa delle donne, in via Maggiore 120, con il laboratorio “Campane. Memorie individuali per voce collettiva”. Si tratta di un laboratorio di allenamento della memoria a cura delle poete Alma Spina e Viola Lo Moro. Per la prenotazione obbligatoria, occorre scrivere a casadelledonneravenna@gmail.com
Gli incontri del ciclo Donne che traducono versi si sono svolti anche a febbraio 2025. E’ un’occasione per riflettere insieme sulla doppia alterità di lingua e di tempo, mai azzerata, ma ospitata nella traduzione. Si tratta di un lavoro silenzioso e paziente, per anni ai margini – oggi finalmente riconosciuto con premi e nomi in copertina -, che è in grado di risvegliare la lingua italiana, quella grande bellezza alla quale le traduttrici attingono con sapienza. Ogni traduttrice traduce poesia, ma talvolta scrive anche poesia. L’anno scorso la grande narrativa di autrici come Austen, Bronte e Cusk è stata affrontata con le traduttrici Susanna Basso, Monica Pareschi e Anna Nadotti.
Per informazioni@classense.ra.it tel. 0544.482112
Chi traduce sente più forte che mai il prurito sulla pelle, socchiude le labbra fino all’apnea, sente scorrere il sangue nelle vene con l’insidiosa velocità delle parole, «le parole possono costare delle vite», e a sua volta invita il lettore d’altra lingua in quel medesimo cerchio magico, che lei/lui ridisegna e in cui silenziosamente s’inscrive (Anna Nadotti).