La Giunta regionale ha approvato l’adozione di una nuova rete neonatologica in ambito ospedaliero. Un lavoro molto intenso, che si è reso necessario per il mutato contesto epidemiologico legato alla riduzione delle nascite, ma anche per la necessità di aggiornare la rete neonatologica alle evidenze scientifiche e ai criteri di accesso.
Tale attività ha portato alla riorganizzazione del sistema, che vede all’interno dell’Azienda Usl della Romagna la costituzione di una rete neonatologica e delle terapie intensive neonatali che si articola nelle tre sedi di erogazione presso le Unità Operative dei tre Punti Nascita degli Ospedali di Rimini, con funzione di coordinamento clinico organizzativo, Ravenna e Cesena.
Occorre precisare che le tre sedi avranno piena autonomia gestionale e che quindi saranno dotate di una guardia neonatologica: per l’ospedale di Ravenna, questo significa un’evoluzione dell’attuale modello e la possibilità di accogliere neonati senza limitazioni delle settimane di gestazione, in relazione alle procedure stabilite a livello aziendale e regionale.
“Siamo molto soddisfatti della scelta effettuata dalla Regione – è il commento del sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni, e dell’assessora alle Politiche per la Salute Roberta Mazzoni – perché questa decisione consente all’ospedale di Ravenna non solo di mantenere un servizio, ma anche di qualificarlo ulteriormente, riuscendo a garantire standard di qualità maggiori. Contestualmente, ringraziamo anche la direzione dell’azienda sanitaria per le azioni messe in campo in questi mesi, che hanno permesso la piena operatività del reparto nonostante la carenza di personale. Questo nuovo assetto organizzativo consentirà alla terapia intensiva neonatale di rafforzare il proprio organico, prevedendo una guardia dedicata di personale medico che andrà ad aggiungersi a quella di personale pediatrico attualmente presente. Questo riassetto organizzativo – concludono gli amministratori – riuscirà sicuramente a migliorare gli esiti clinici, consentendo una maggiore attrattività dei professionisti e, in generale, un’ulteriore qualificazione dell’unità operativa, innalzando il livello dei servizi a beneficio di tutta la comunità”.