È stata inaugurata ieri pomeriggio la vetrina del Private banking de La Cassa di Ravenna, in piazza del Popolo, con l’esposizione intitolata “L’arte effimera di Caputo”. Protagoniste le celebri sportine di carta dipinte da Augusto Ponti, in arte Caputo, pittore autodidatta tra i più originali del territorio, utilizzate nei negozi delle nipoti.
A tagliare il nastro il vice sindaco di Ravenna, Eugenio Fusignani, che ha dichiarato: “Caputo ha saputo trasformare l’ordinario in straordinario. Questa mostra è un esempio di come la cultura possa abitare anche gli spazi della quotidianità e del lavoro, restituendo valore alla memoria e all’identità della nostra comunità. Un’iniziativa che rende onore all’intuizione che ebbe Giorgio Sarti nel valorizzare per primo quest’artista”.
La mostra, ospitata nelle vetrine fino al 23 giugno, raccoglie una selezione delle sportine di carta dipinte a mano da Caputo: oggetti nati per essere gettati dopo aver fatto acquisti che l’artista ha reso opere uniche, frammenti irripetibili di visione e immaginazione.
Nel corso dell’inaugurazione è stato ricordato Giorgio Sarti, indimenticato vice presidente de La Cassa di Risparmio e anima di queste vetrine. Fu lui a innamorarsi per primo dell’arte di Caputo, dedicandogli una vetrina del Private banking e il prestigioso calendario de La Cassa di Ravenna.
“Caputo è stato un pittore autodidatta nel senso più autentico; non ha avuto scuole né accademie – ha continuato Fusignani –, ma lo hanno formato la vita, la sofferenza, la memoria e uno sguardo capace di cogliere valore dove altri vedevano solo scarto e silenzio. Non cercava tele o materiali nobili. Dipingeva ciò che aveva vicino, quotidiano. In queste sportine c’è la sua idea di mondo: nulla è troppo povero per non essere guardato, nulla è troppo marginale per non meritare attenzione. L’arte non è separata dalla vita. Il rispetto per le cose diventa rispetto per le persone. Oggi Caputo torna in questa vetrina, e sono certo che Giorgio Sarti ne sarebbe contento. Mi piace immaginare – ha concluso Fusignani – che in qualche posto, oltre l’arcobaleno, Giorgio abbia incontrato Caputo e che adesso, insieme, ci guardino”.